Disastro Costa Concordia. I naufraghi campolesi sono tornati a casa

Campli - Hanno una convinzione: "mai più crociera"

16.01.12 20:22
By Redcan

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Disastro Costa Concordia. I naufraghi campolesi sono tornati a casa

FRISCOLI DI CAMPLI - I naufraghi sono tornati a casa con una convinzione: mai più una crociera. Dopo due notti da incubo finalmente hanno fatto rientro a casa sani e salvi. L'intera famiglia di Marco Di Domenico, 48 anni, albergatore, aveva messo piede per la prima volta su una nave da crociera, precisamente sulla 'Costa Concordia'.
   "Mai più _ sbotta Marco Di Domenico _ io e la mia famiglia cioè mia moglie Monia Alcantarini, 40 anni e le nostre figlie Francesca, 20 anni, Camilla di 15 e Michela di 9 anni, siamo usciti vivi per miracolo. Per il nuovo anno avevamo deciso di fare una vacanza di sette gioni in crociera. Ci siamo imbarcati il 7 di gennaio scorso a Savona. Dalla piccola frazione di Friscoli di Campli, dove abitiamo, siamo partiti con l'auto per raggiungere Savona. La prima tappa _ insiste l'albergatore farnese _ non è stata Marsiglia bensì Tolone a causa di un forte vento, a Marsiglia, la nave non si è potuta fermare. Il giorno dopo, dalla Francia abbiamo proseguito per Barcellona. Tutta la giornata è stata riempita da un sole che sembrava l'estate; l'aria, poi, era molto calda. Successivamente abbiamo proseguito per Palma de Maiorca. Anche qua la giornata è stata meravigliosa. Eravamo sempre in piscina, un paradiso davvero. Di seguito abbiamo proseguito per Cagliari e, poi, Palermo ed infine per Civitavecchia. Chi se lo poteva immaginare che di là a poco sarebbe accaduto il naufragio della nave più bella e più grande del mondo? Mentre eravamo a poca distanza dall'isola del Giglio _ continua Marco Di Domenico _ la nave si è bloccata. Io e tutta la famiglia eravamo a cena al ristorante 'Roma'. Ad un certo momento quando la nave si è inclinata sulla destra, mandando in fratumi piatti, bicchieri e bottiglie, siamo immediatamente scappati. Gli ascensori erano tutti fuori uso. Siamo saliti al nono piano per le scale per recarci nelle nostre cabine a prendere delle casacche per ripararci dal freddo. Poi siamo scappati per raggiungere le scialuppe di salvataggio. Ci hanno aiutato alcuni camerieri ed anche dei giovani cuochi. Dopo appena una mezz'ora ci siamo ritrovati nella terraferma dell' isola del Giglio. Abbiamo trascorso la notte nell'ufficio del sindaco del posto. Ci hanno portato subito delle coperte e delle bevande calde. Il giorno dopo al mattino, la Protezione Civile ci ha fatto salire su di un traghetto alla volta di  Porto Santo Stefano. Qui prima mi hanno curato un occhio dal quale quasi non vedevo più,  poi con tutta la famiglia siamo stati trasportati presso una scuola media per rifocillarci. Successivamente siamo saliti a bordo di un pullman che ci ha portati a Savona. Siamo stati accolti in un albergo della città  ligure dove siamo rimasti tutta la notte. L'indomani, domenica 15 gennaio, dopo aver ripreso l'auto, siamo ripartiti alla volta del nostro paese. Prima di andar via abbiamo ricevuto vestiti, maglioni di lana, buoni pasti e anche il rimborso dell'autostrada e della benzina. D'ora in avanti  - termina Marco Di Domenico - cascasse il mondo intero, non farò mai più una crociera".
Michela, nove anni appena, frequenta la quarta elementare.
    Ieri mattina, come se nulla fosse accaduto, è tornata a scuola con una voglia pazza di rivedere le sue compagne di scuola e soprattutto la maestra.
   Che cosa racconterai ?
 "Racconterà loro che ho avuto tanta ma tanta paura _ riferisce con voce tremante la piccola Michela _ Non avrei mai immaginato che una così grande nave, la 'Concordia', potesse affondare.  Dopo essermi imbarcata nella cittadina ligure di Savona assieme ai genitori e alle sorelle, tranne il primo giorno, dove c'era un vento molto forte, abbiamo avuto delle giornate stupende. Io ero sempre lassù in alto a prendere il sole e a fare tanti bagni in piscina. Poi, l'ultimo giorno, quando eravamo dinanzi all'isola del Giglio, è successo il finimondo. Mi sono molto spaventata, credevo di morire. Mi sono aggrappata ai miei genitori come quando ero una bimba di un anno. Io e la mia famiglia _ prosegue Michela  _ abbiamo perso tutto, documenti, soldi, abiti, avevamo cinque valigie. Sulla nave eravamo in tanti, sembrava di essere a Teramo ... Durante il viaggio non ho fatto conoscenze, quando però eravamo in fuga dalla nave ho fatto amicizia con due ragazzi di Napoli.  Ci siamo scambiati i numeri di telefono di casa perchè i telefonini che avevamo sono andati persi insieme alle valigie ".
Ser. Dim.

16.01.12 20:22 - Redcan - Letto 2866


 

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