Lear Re al Fenaroli di Lanciano

Lanciano - In scena giovedì 19 gennaio alle ore 21 nell’ambito della rassegna Teatri Randagi

17.01.12 10:08
By Redazione

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Lear  Re al Fenaroli di Lanciano

LANCIANO – Giovedì 19 gennaio alle ore 21.00 secondo appuntamento con la rassegna di teatro contemporaneo “Teatri Randagi” - con la direzione Artistica di Stefano Angelucci Marino del Teatro Studio di Lanciano - inclusa nella Stagione Teatrale 2011/2012 delTeatro Fenaroli di Lanciano. In scena LEAR E’ RE, commedia anglo-romagnola di Tinin Mantegazza, Giovanni Nadiani, Giampiero Pizzol, con Giampiero Pizzol, Giampiero Bartolini, Teodoro Bonci del Bene, musiche Marco Versari - organizzazione Aurelia Camporesi - regia Angelo Generali.<br>
APPUNTI DI SCENA: Che dire di Tinin Mantegazza che ha attraversato la cultura italiana dagli anni '50 in poi come umorista con disegni, vignette, dipinti, come teatrante con la creazione di pupazzi e personaggi, come regista e autore televisivo con programmi, strisce, cartoon e infine come sperimentatore di linguaggi fin dal cabaret '64 nella Milano di Gaber, Dario Fo, Cochi e Renato? Oggi questo poliedrico artista sospeso tra poesia e umorismo, innamorato del mare adriatico e della Romagna, ha deciso di lanciare un' altra sfida alla cultura teatrale: uno Shakespeare in dialetto romagnolo.
E qui il testimone passa a Giovanni Nadiani, pluripremiato poeta e scrittore che trova nel dialetto la fonte ispiratrice di molte sue opere seguendo idealmente la scia di Guerra, Baldini, Pedretti e di altri poeti contemporanei capaci di sposare la lirica alla lingua popolare, ai fatti e misfatti quotidiani e anche alle lingue straniere, in questo caso l'inglese del Bardo britannico.
Ma passare dal testo alla scena e saltare da italiano a inglese e da dialetto marinaro a dialetto montanaro, è una impresa che solo un commediante può arrischiare. Così ecco spuntare il mestiere di Giampiero Pizzol, comico di Zelig, attore e autore di personaggi e di commedie popolari che celebrano la Romagna nelle sue più surreali, malinconiche, divertentissime sfaccettature.
Così la tragedia del Re Lear, a detta di molti critici la più possente e compiuta di tutta l' opera di Shakespeare, trova nuovi interpreti e si nutre delle tragicomiche vicende di uno dei tanti anziani solitari, abbandonati dalla famiglia e privati della casa che vivono nei Bar e raccontano di figlie traditrici, di fughe dai ricoveri e di mille altre vicende, reali o surreali, vere o solo immaginate . In tal modo la storia si intreccia con quella della Riviera romagnola attraversata prima dalla guerra e poi dalle orde di turisti, passata dalla miseria alla ricchezza, dalla civiltà  tradizionale al consumismo moderno.. Ma il Re non è solo, attorno a lui c' è tutta una corte di personaggi che arricchiscono la fauna teatrale dell' opera e trasformano la tragedia in commedia: l' estro di Giampiero Bartolini dà  vita a figure maschili e femminili, a buffoni di corte e avvocati di cause sballate, mentre la verve di Teodoro Bonci del Bene, primo diplomato italiano alla Scuola d' Arte Drammatica di Mosca, e quindi fresco di classicità , tira le fila della trama shakespeariana della vicenda che si sovrappone teatralmente alla vita. Le musiche originali di Marco Versari contribuiscono a questa alternanza di climi proiettando la vicenda con la velocità  del vento attraverso interi secoli di storia, accennando temi e stili e facendo affiorare alla memoria brani conosciuti e rumori di ambienti vissuti oppure scatenando i ritmi dei balli popolari e delle canzoni del dopoguerra anglo romagnolo.
Solo la regia di Angelo Generali, bolognese di provata esperienza ed elaboratore di testi popolari, può imbrigliare dei simili purosangue romagnoli e guidarli al galoppo sulla pista di questo circo della vita e della morte, alternando il delicato equilibrismo sui fili altissimi dei versi di Shakespeare con la clownerie burlesca che deborda sul pubblico, la malinconia felliniana dei ricordi con il realismo crudo della cronaca, l' antico col moderno, il liscio con il rock . Dunque uno spettacolo anglo- romagnolo che giustamente il Centro Diego Fabbri ha voluto in anteprima al Teatro Comunale di Forlì come esempio originale di nuove drammaturgie capaci di dar fuoco alle polveri del teatro.

Data - 17.01.12 10:08