Vaccini, Opi Pescara: Penalizzati i bimbi immunodepressi

L’Ordine delle professioni infermieristiche di Pescara: Il rinvio? Decisione azzardata

09.08.18 11:43
By admin

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Vaccini, Opi Pescara: Penalizzati i bimbi immunodepressi

L’Ordine delle professioni infermieristiche di Pescara esprime la propria vicinanza a tutti i genitori e ai bambini immunodepressi che subiranno una grave e ulteriore penalizzazione in conseguenza della decisione di rinviare l’obbligatorietà vaccinale di un anno.

“L’evidenza scientifica sui vaccini è plateale; non ci sono elementi oggettivi per metterla in dubbio. Senza la ricerca che produce evidenze scientifiche l’intera umanità ne sarebbe penalizzata e la nostra società non sarebbe evoluta e all’avanguardia com’è – dice l’Ordine degli infermieri di Pescara in una nota -. La decisione assunta è azzardata e vìola i principi naturali dell’umanità”.

La vaccinazione è un diritto fondamentale di ogni bambino ed è stata individuata come una delle azioni necessarie per ottemperare alla convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

“Per molti bambini e ragazzi immunodepressi ricoverati in ospedale e non, – dice la presidente dell’Opi Pescara Irene Rosini – nelle fasi più difficili, la scuola è l’unico legame con la vita vera fatta di amici, di condivisioni, di esperienze e questo aspetto deve essere tutelato ad ogni costo, perché rappresenta la continuità con la vita reale e il ritorno alla normalità. I bambini e ragazzi immunodepressi non frequentano solo la scuola, ma anche altri e molteplici spazi sociali”. “Chiedo e chiediamo a tutti di riflettere sulle ripercussioni che avrà la decisione assunta riguardo la quotidianità di tutte le persone immunodepresse – dice ancora Rosini - che dovranno muoversi in una società che li ha abbandonati invece di proteggerli.

Chiedo e chiediamo ai genitori “no vax” di di parlare con gli operatori sanitari per avere maggiori chiarimenti e approfondimenti riguardo il tema delle vaccinazioni e di confrontarsi almeno una volta con i genitori di bambini e ragazzi affetti, ad esempio, da leucemia o di coloro che hanno subito un trapianto d’organo, con l’intento di comprendere la paura e il rischio a cui questi genitori dovranno esporre i propri figli tutti i giorni, dopo aver vissuto un’esperienza difficilissima come quella della chemioterapia o del trapianto che richiedono dai due ai tre anni di trattamento. Non è pertanto concepibile che dopo tale esperienza questi bambini e ragazzi possano contrarre malattie evitabili e ritrovarsi in condizioni molto gravi e critiche per un morbillo”.

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