'Chi erano mai questi democristiani?'. Incontro al Mediamuseum

Pescara. Il 17 gli ex dc ricorderanno l'Abruzzo dello sviluppo

16.02.17 10:36
By redvit

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'Chi erano mai questi democristiani?'. Incontro al Mediamuseum
Pescara. L'Istituto di Cultura "Giuseppe Spataro" e Scep Services organizzano 
"Chi erano mai, questi
 democristiani?".
Venerdì 17 febbraio 2017, ore 18

Mediamuseum  (Piazza Alessandrini, Pescara)

 “Spataro, Gaspari, Natali: l’Abruzzo dello sviluppo”.

Interverranno: Marco Follini, Luciano D’Alfonso, Giuseppe Quieti,  Carla Tiboni, Stefano Trinchese

 

Introduce e coordina: Licio Di Biase

      

“Quello che non accettiamo è che la nostra esperienza complessiva

sia bollata con un marchio d’infamia” 

 (Aldo Moro) 

 

 Chi erano mai,

questi democristiani?

 

  La storia della Democrazia Cristiana oggi è come se si trovasse tra le vecchie cose nelle soffitte delle case dei nostri genitori e dei nostri nonni e quindi nessuno osa pensare di doverne ancora parlare. Invece nella stagione del populismo e della dimenticanza del passato non lontano, credo  sia giunto il tempo di rileggere la stagione della Democrazia Cristiana e questo senza volere minimamente riproporre rinascite di nuovi soggetti con vari scudi crociati, e quindi non per il desiderio di tornare indietro nel tempo, ma come si suol dire per rimettere i puntini sulle “i”.

                         Solitamente la storia la scrivono i vincitori; scriveva Hegel: “La storia è la versione dei fatti di chi detiene il potere” e la Democrazia Cristiana è uscita come sconfitta dalla storia.

Meritano tutti gli uomini della DC giudizi aspramente negativi o il totale oblio?

Pensiamo di no e pertanto ci sembra giusto aprire una fase di riflessioni.

Tre sono essenzialmente le ragioni che ci inducono a questa iniziativa motivazionale:

 

1 – Rileggere la storia della democrazia cristiana. Questa esigenza scaturisce  in chi ha dedicato gran parte  della propria esistenza in un progetto di valori che non può essere archiviato con l’immagine di Salvo Lima e  Ciancimino. Voler definire la storia della Dc con quella dei Lima e dei Ciancimino non è giusto  ed è storicamente scorretto,  perché è una lettura parziale, ideologica, squallida.  Per opporsi a questo modello iconografico è necessario ribadire  che altre sono state le figure che hanno dato senso alla democrazia cristiana nonchè alla crescita e all’evoluzione del Paese ed è doveroso ricordare le figure di: Sturzo, De Gasperi, Moro, La Pira, Dossetti, Fanfani, Vanoni, Gronchi, Piccoli, Spataro, Gaspari, Natali  e decine e decine di altri uomini di  valore che hanno sacrificato la loro esistenza in modo disinteressato per determinare crescita, sviluppo e benessere delle Comunità locali e della Nazione. Per questo motivo è doveroso ricordare la seguente frase di Aldo Moro: “Quello che non accettiamo è che la nostra esperienza complessiva sia bollata con un marchio d’infamia”.

 

2 – Contribuire alla riconoscibilità dell’esperienza politica della DC. La Democrazia Cristiana è stata la forza politica che per 50 anni ha governato, nel bene e nel male, il Paese, ma già i quarantenni di oggi non hanno notizie di questa esperienza politica e purtroppo nessuno ne parlerà, ci sarà una generazione che nulla saprà dell’esistenza di questo partito che ha portato l’Italia a diventare uno dei sette Paesi più industrializzati nel mondo e ad entrare a far parte dei G7 superando le tragedie e le difficoltà derivanti dalla seconda guerra mondiale e dal ventennio fascista. Non se ne parla a scuola, non ne parlano i mezzi di comunicazione. Ci sono solo film che falsamente dipingono la Dc come il partito dei farabutti. Pertanto occorre che chi ha vissuto quella stagione della politica si faccia interprete della verità. La Dc avrà anche commesso errori, avrà anche avuto pezzi di classe dirigenti che hanno sbagliato ma non si può fare di ogni erba un fascio. E’ il caso di ricordare una frase di Indro Montanelli: "Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente".

 

3 – Acquisire la piena consapevolezza che un partito per decenni al potere, inevitabilmente ha subito infiltrazioni di vario genere e questo ne ha deturpato l’immagine. E’ un processo inevitabile che accade a tutti i soggetti protagonisti del governo del potere. Acquisita questa consapevolezza, e cioè di un grande partito con grandi uomini che ha subito delle deturpazioni, va recuperata la tradizione dei valori, non per rifare un soggettino che rubacchia lo scudo crociato, ma per portare questa esperienza e questa tradizione nell’ambito delle grandi aree politiche che oggi si dimenano nel Paese e detto recupero deve  diventare insegnamento per coloro che devono e dovranno governare il Paese. Pare opportuno ricordare una frase riportata da Giuseppe Spataro e attribuita ad Alcide De Gasperi:

“ Un giorno cesserà pure la mia funzione di governo ed allora avrei una sola passione, quella di rientrare nel partito come gregario, come propagandista, come giornalista per tenere sempre alta la bandiera di cui per tutta la vita sono stato e sono così fiero. Domanderò allora di rientrare nei ranghi del partito, perché preferisco al posto di Presidente del Consiglio un posto donde si possano lanciare le idee ed illuminare le menti. Se non può essere oggi, sarà domani, ma non dimenticatevi di questa preghiera di poter servire ancora il partito, anche quando non potrò servire il Paese al governo. Perché il partito è scuola di formazione; il partito è organizzazione democratica e periferica, con i suoi organi di critica e di discussione, il partito è addestramento ideale delle volontà protese verso l’attuazione di un programma di rinnovamento ideale. Guai se perdessimo contatto con il mondo ideale di giustizia e di fraternità che sognamo e dobbiamo volere. “

(Giuseppe Spataro in “I Democratici Cristiani dalla dittatura alla Repubblica”, Ed. Mondatori, 1968, citando De Gasperi in un  discorso all’Ateneo Romano nel 1946).

                              I valori della Democrazia Cristiana sono esportabili in ogni stagione della politica e da quei valori scaturiscono le idee per il governo della quotidianità. L’Istituto di Cultura “Giuseppe Spataro” intende promuovere questo percorso politico-culturale, organizzare momenti di confronto e sollecitare l’interessamento per eventi, convegni e confronti di varia natura in cui si riflette su quella lunga stagione della politica italiana. 

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