12.03.10 21:47
By
Redcan
Discarica di Bussi, un vero disastro
PESCARA / Notizie - Si è tenuta questa mattina a Pescara una conferenza stampa organizzata dal WWF per rendere noti due documenti rilasciati dal Ministero dell’Ambiente e dall’ ISPRA che disegnano per la prima volta il quadro complessivo del disastro ambientale nel Val Pescara.
Prima di elencare i drammatici datiri ritiene però doveroso pubblicare una domanda posta questa mattina alla quale ho ottenuto una drammatica risposta: “alla luce di questi dati è possibile ipotizzare che nel Breve periodo l’Abruzzo possa restare sprovvisto di fonti naturali proprie di acqua potabile? Sperando di deludere le vostre aspettative trascriviamo la risposta: “SI” !
Ciò che che va ricordato a tal proposito,nonostante sia ancora oggi (ed “ancora” è un altro lato allarmante del problema) oggetto di processo,è che nonostante i dati allarmanti presentati già nel 2002 riguardo lo stato pericolosissimo delle fonti della Val Pescara che definivano l’acqua assolutamente non potabile e non utilizzabile per esigenze umane,la stessa sia stata somministrata per il fabbisogno della popolazione sino al 2007.
Come è possibile? Ecco le spiegazioni:
A Bussi quasi due milioni di tonnellate di suolo è contaminato con decine di sostanze cancerogene e tossiche. Un volume pari ad una collina di 130 metri con una base ampia quanto un campo di calcio. Arsenico,benzene,cromo esavalente,piombo,mercurio e decine di sostanze cancerogene e tossiche. Suolo,sottosuolo,falda superficiale,falda profonda,pozzi S.Angelo : tutto inquinato!
Ma non pensate sia finita qui,perché questi studi hanno dimostrato che ci sono nella stessa area centinaia di acri non ancora analizzati perché di proprietà di privati, i quali pur avendo l’obbligo di analizzare i propri siti,nonostante i vari solleciti,non effettuano i dovuti controlli a causa dei costi ritenuti troppo alti,nonostante la salute sia forse ad oggi il costo principale.
Dichiara Augusto De Sanctis,referente acque del WWF Abruzzo: “La relazione dell’Ispra,massimo organismo dello Stato sulle tematiche ambientali,non solo descrive la drammatica situazione di contaminazione valutando il danno in miliardi di euro ma disegna un quadro delle fonti dell’inquinamento per le singole aree,quantificando anche i volumi di terreno coinvolti. Ci sono passaggi che gelano il sangue,ad esempio quando viene chiarito come ancora oggi,in ogni momento che passa,le acque del Tirino sono esposte al trasferimento delle sostanze inquinanti presenti nell’acquifero superficiale in corrispondenza della zona delle discariche 2A e 2B. Il tutto,senza che siano stati realizzati interventi al fine di evitare il fenomeno. La popolazione della Val Pescara deve essere messa a conoscenza di questa situazione in maniera capillare. Il Commissario Goio, la Regione e i comuni proattivamente dovrebbero organizzare assemblee pubbliche per informare i cittadini,anche per garantire una vasta partecipazione alla procedura di bonifica. Fortunatamente si iniziano a profilare,come si legge nel verbale,delle scelte di tipo strategico,come la messa in sicurezza definitiva (il tombamento dei rifiuti). La comunità ha diritto non solo di essere informata sul proprio futuro visto che una tale scelta destinerebbe un territorio ad ospitare per decenni o addirittura centinaia di anni enormi quantità di materiale contaminato seppur confinato”.
Emergono sempre dalla relazione intressanti valutazioni dell’Ispra sui Pozzi S.Angelo ed il WWF ne riporta le conclusioni : “in questo quadro è evidente che quantomeno nel periodo successivo al 2002,le acque del campo S.Angelo hanno sofferto la perdita della propria funzione potabile,non essendo idonee al consumo umano. Tale perdita appare ancora più grave se si considera che anche in presenza di prove relative all’inquinamento,le acque attinte dai pozzi sono state utilizzate fino al 2007 per alimentare la rete acquedottistica con evidenti rischi per salute e consumatori”.
Dichiara Camilla Crisante,Presidente del WWF Abruzzo : “Una discesa agli inferi,uno dei luoghi più contaminati d’Europa in una valle tra due parchi nazionali dove fluisce dall’Appennino una quantità enorme di acqua. Un disastro di immani proporzioni come l’ha giustamente definito la Procura. Di fronte a tutto ciò lascia allibiti dover constatare come,a tre anni di distanza esatti dai primi sequestri operati dal Corpo Forestale dello Stato,vi siano enti pubblici che vengono richiamati ufficialmente dal Ministero dell’Ambiente per inadempienze che rallentano o addirittura bloccano le procedure di caratterizzazione,messa in sicurezza e bonifica del sito. Il Ministero si è trovato a dover ricordare ai comuni di Torre de passeri,Scafa e Manoppello di inviare le informazioni già richieste per lettera anni prima. Addirittura emerge che L’ARTA era stata sollecitata fin dall’11 ottobre 2008 a presentare un piano di caratterizzazione delle aree pubbliche,cosa che non è stata incredibilmente fatta. E’ intollerabile questo atteggiamento e chiediamo immediatamente che gli enti rispondano in adeguatamente in pochi giorni. Ancora più sconcertante la situazione sul campo visto che tutte le discariche contaminate esterne allo stabilimento e vaste oltre sette ettari non sono state neanche messe in sicurezza d’emergenza a tre anni dai sequestri e in alcuni casi dalla scoperta stessa dell’inquinamento. Il decreto 152/2006 parla in questi casi di 24 ore per le prime operazioni di contenimento dell’inquinamento! E’ fondamentale velocizzare tutte le procedure ma è indispensabile chiarire la questione dei fondi che i vari enti,compresa la Regione Abruzzo,devono stanziare per risolvere la situazione in attesa dell’individuazione processuale dei responsabili dell’inquinamento,visto che il rappresentante regionale ha fatto mettere a verbale della conferenza la richiesta di finanziamenti”.
E’ evidente da questi dati che la situazione è tanto drammatica quanto rallentata dai lunghi tempi processuali ad essa paralleli e da una politica che sembra incapace di prendere provvedimenti immediati,a meno che verrebbe sarcasticamente spontaneo ipotizzare,non intervenga ancora una volta Bertolaso. Ciò che però spaventa di più è l’assenza di una presa di posizione unitaria e compatta delle popolazioni interessate e che sono le stesse che hanno utilizzato durante questi anni l’acqua contaminata. E’ naturale che questa assenza di protesta non sarebbe giustificabile se non emergesse da questi dati che la stessa popolazione è stata solo velatamente informata,tanto è che la maggior parte dei siti inquinati non è ad oggi messo in sicurezza o reso inaccessibile togliendo pertanto ai cittadini ogni beneficio del dubbio. Sarà forse per questo motivo,che comuni ed organi competenti da anni “dimenticano” di raccogliere i dati richiesti dal Ministero dell’Ambiente?
Abbiamo provato a chiederlo al Dott. Visco,commissario delegato dall’ARTA, il quale ad oggi dichiara (con sommo stupore) di non essere a conoscenza della relazione presentata oggi dal WWF e che si riserva di analizzarla entro lunedì,quando ci ricontatterà per replicare. Intanto precisa che lui è subentrato al Dott. Basti “solo” nel Luglio 2009.
Nella speranza che questi dati servano ad informare definitivamente la popolazione di quanto sta accadendo ma soprattutto a far si che la macchina della politica prenda immediati,concreti e definitivi provvedimenti, e restando in attesa di una replica da parte dell’ARTA,riteniamo doveroso concludere con un ultimo (ma non in ordine di importanza) dato: ogni giorno in tutto il Mondo muoiono 20.000 persone per mancanza di acqua ! Sinceramente non troviamo un aggettivo per definire chi dispone di un bene tanto prezioso da permettere che lo stesso venga sprecato e trasformato in un mortale veleno per anni!
Cesare Mazza