Il calice di Ito esplode a piazza Salotto e riprende la strada di Pomezia
17.02.09 17:59
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ReDina
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Il parallelepipedo di cinque metri di altezza e ventiquattro tonnellate di polimetilmelatilato, meglio noto come cristallo acrilico, si è lasciato ammirare dai passanti e dai pescaresi solamente per due mesi. Il calice di vino rosso dell'artista giapponese Toyo Ito, realizzato dalla ClaxItalia, è stato scoperto e inaugurato il 14 dicembre scorso, di fronte ad una folla di tremila persone. Sembra sia bastata un'escursione termica di 15 gradi, un raggio di sole di troppo a provocare l'esplosione dell'opera costata ben un milione e 100mila euro, finanziati per il 70% dalla Lafarge, per il 30% dalla Fondazione PescarAbruzzo. "Un boato che ho sentito dall'inizio di corso Umberto" - racconta chi si trovava nelle vicinanze di piazza Salotto - "tanto che ho pensato ad un brutto incidente, a qualcosa di grave. E all'inizio le crepe erano poche, man mano che il tempo passava sono diventate sempre di più". I tanti che si sono radunati intorno alla fontana transennata per motivi di sicurezza dai vigili del fuoco, hanno potuto osservare infatti tre crepe orizzontali e una, quella più evidente, verticale. Crepe che potrebbero aumentare col tempo, e che hanno costretto i vigili del fuoco alla messa in sicurezza con delle cinghie strette tutte intorno alla struttura, in modo da evitare che ceda completamente. Il tutto in attesa dei dipendenti della ditta realizzatrice dell'opera, la ClaxItalia, in arrivo da Pomezia per rimuovere i 20 metri cubi di arte contemporanea. Un'opera che è tutt'ora riportata nella homepage del sito internet della ditta operante nel settore delle materie plastiche. Difficile pensare che non siano state fatte prove tecniche e di resistenza alle varie situazioni climatiche: in ogni caso sarà "il delegato della Clax Italia, in viaggio per Pescara, a svolgere un sopralluogo con i tecnici del Comune al fine di rilevare l'entità del danno e accertarne le possibili cause", ha dichiarato il vicesindaco D'Angelo, che ha subito informato dell'esplosione sia la ditta che l'artista giapponese.
Puntuali le reazioni da parte dell'opposizione in consiglio comunale, che punta il dito soprattutto sul costo dell'opera. E' il caso di Nicoletta Verì (Pdl), a ricordare che "è durato appena 64 giorni il sogno giapponese del sindaco D'Alfonso a piazza Salotto: dopo appena due mesi, trascorsi tra dubbi e perplessità, la scultura costata oltre un milione di euro è finita in mille pezzi, trasformando di nuovo piazza della Rinascita in un cantiere. Purtroppo lo avevamo previsto e ancora una volta ci ritroviamo a raccogliere i cocci degli errori di un'amministrazione di centro-sinistra inadeguata a governare Pescara". Dito puntato anche verso il materiale utilizzato: "doveva essere impenetrabile, resistente alla pioggia, al freddo, alla neve e al sole. Dopo due mesi potrebbe essere stata proprio la temperatura troppo bassa a provocare le fratture e le crepe nella scultura. Nel frattempo - ha concluso la Verì - sono però rimasti immutati i costi dell'opera, elevatissimi: oltre un milione di euro, non sappiamo se versati, in teoria vincolati alla permanenza del cementificio a Pescara per 15 anni. Ora il cedimento, ad appena due mesi di distanza dall'installazione, un danno inaccettabile se consideriamo anche i tempi di realizzazione di una scultura che doveva arrivare a Pescara nell'aprile 2008, poi rinviato al luglio dello stesso anno, e infine approdata lo scorso dicembre, inaugurata nel giorno delle elezioni regionali dal centro-sinistra".
Leondina Marulli
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