Trasferiva la proprietà di immobili a suo favore, arrestato lo sciacallo del terremoto
09.03.10 14:08
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Redcan
L’AQUILA - Produceva false sentenze per impossessarsi di appartamenti in tutta Italia e quasi tutte portavano l'intestazione del tribunale dell'Aquila. Lo aveva fatto anche a Rovigo, approfittando del caos determinato negli uffici giudiziari abruzzesi dopo il terremoto del 6 aprile dell'anno scorso. Per questi e altri reati è stato arrestato dalla guardia di finanza Donato Filippi, livornese di 52 anni. Altre 26 persone sono indagate e sono stati sequestrati 61 immobili in varie regioni d'Italia. Filippi, hanno spiegato gli inquirenti, ha usato più volte il nome del tribunale dell'Aquila, sapendo che dopo il terremoto sarebbe stato più difficile verificare se la sentenza fosse autentica. Lo stesso ha fatto, approfittando del caos esploso ad Haiti dopo il terremoto, realizzando un lodo arbitrale a firma del viceconsole italiano a Port-au-Prince. Il truffatore produceva sentenze e lodi arbitrali (con tanto di timbri prodotti tra Pisa e Pescara) che poi venivano trascritti "regolarmente" ai vari uffici di pubblicità immobiliare (le vecchie conservatorie). Tramite l'istituto giuridico dell'usucapione veniva poi trasferita la proprietà dei numerosi immobili a soggetti ed enti in qualche modo riconducibili a Filippi. In alcuni casi gli appartamenti venivano rivenduti a terze persone che, secondo la procura livornese, li acquistavano senza essere a conoscenza della frode.
Tribunali, notai, avvocati, consolati, Comuni. Donato Filippi, 52 anni, aveva un timbro per ogni documento. Un progetto di una particolare ingegnosità, hanno spiegato gli investigatori che gli sono stati dietro per oltre tre anni e che, dopo la falsificazione di sentenze, hanno visto la necessità di chiedere la misura cautelare, poi concessa dal tribunale di Livorno. Le città in cui Filippi avrebbe lasciato il segno sono tante: da Catania a Milano, da Rovigo a Genova e La Spezia e, in Toscana, Firenze, Arezzo, Pisa, Grosseto e Livorno.
I finanzieri livornesi, coordinati dal sostituto procuratore Gianfranco Petralia, cercheranno ora di scoprire da dove provengano quei timbri, ovvero cercheranno di individuare i responsabili del truffatore livornese dopo avere scoperto che venivano realizzati da tipografie di Pescara e Pisa. Filippi dovrà anche rispondere di truffa ai danni dello Stato per avere chiesto e ottenuto rimborsi Irpef e Iva per oltre 20 milioni di euro. Filippi, laureato in giurisprudenza ed esperto civilista e consulente fiscale con un patrimonio immobiliare stimabile in svariati milioni di euro, era finito nei guai anche nell'estate del 2008 quando fu arrestato insieme ad altre nove persone per associazione a delinquere a cui finalità era quella di compiere truffe mediante la falsificazione di carte di credito e documenti. La presunta organizzazione criminale aveva creato così, secondo gli inquirenti, una stabile attività di importazione dall'estero di carte di credito fasulle e clonate.
Cesare Mazza