Depressione Post Partum: un delicato tabù

Chieti - Giovedì 27 Ottobre presso la sala congressi dell'università di Chieti, si è tenuto un convegno sulla depressione Post Partum organizzato dal Sism

29.10.11 13:36
By redvit

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Depressione Post Partum: un delicato tabù

CHIETI  - Il trailer di  “Maternity Blues” film di Fabio Cattani  presentato quest’ anno al Festival di  Venezia  apre il convegno sulla Depressione Post Partum, che si è tenuto Giovedì  a Chieti. Delicato e incisivo il film introduce perfettamente l ‘argomento difficile e poco trattato che i ragazzi del SISM di Chieti hanno deciso  di approfondire. Il SISM, segretariato italiano studenti di medicina, è un ‘associazione all ‘interno della quale questi ragazzi si  preparano a diventare medici non solo studiando ma imparando a curare il rapporto con il paziente  ad ascoltarlo e seguirlo. L’importanza della relazione tra medico e paziente è stata sottolineata anche da uno dei relatori il Professor  Di Giannantonio , Direttore del Centro di Salute Mentale di Chieti. Oltre a lui hanno partecipato al dibattito il Professor Liberati , Direttore Clinica Ostetrica a Ginecologica  dell’ Ospedale clinicizzato “SS. Annunziata “ di Chieti e il Professor Ferro direttore della clinica Pschiatrica  dell’ospedale “Maria SS. Immacolata” . Al centro del problema si trova lo scarso legame al neonato sentito dalla mamma, e un profondo  senso di inadeguatezza . La donna può vivere la gravidanza come un’invasione da parte di un figlio che sente già  altro da sé, al contrario può non accettare “il dolore” della separazione che il parto impone, vive come un lutto la perdita del suo essere “creativa”, in procinto di dare la vita. Un ruolo fondamentale in questa fase è assunto dall’ uomo, il padre, il compagno che ha la funzione di  rompere la simbiosi assoluta tra mamma e feto, è il ponte con il mondo riportando  lei  ad essere prima donna che genitrice e il bimbo a individuo, unità. A volte è proprio nel rapporto difficile con il patner o con la famiglia che affondano le radici delle cause ,  fondendosi però con elementi strutturali propri della psicologia della donna.  L’ infanticidio, l ‘ ultimo, estremo disperato gesto di donne sole nella maggior parte dei casi risiede in depressioni post partum non capite e non curate. Alla base della “soppressione” del proprio bambino c’è un’aggressione verso se stesse –dicono gli psichiatri – la madre sovrappone il proprio io a quello del bimbo, identificandocisi ; l’infanticidio e il suicidio, sono separati quindi da un confine molto labile. Queste  madri smettono di vivere.  Spesso infatti sono casi che generano un sentimento di Pietas di vicinanza nel dolore poiché  non essendo un gesto comprensibile non è neanche giudicabile. Anche la giurisprudenza tende a non considerare del tutto imputabili queste persone, si tenta infatti dopo il carcere di indurre ad un reinserimento nella società. Maria e Medea i due archetipi di donna colei che dà la vita e colei che la toglie sono accomunate dal pianto per i propri figli, dalla simbiosi che non si scioglie. Proprio di queste storie si è fatta testimone l’associazione ,ONLUS  “La Cura del Girasole” che con il suo interessante intervento ha chiuso il convegno.  

                                                                                                                                              

                                                                                         Claudia Crognale

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